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Tuesday, 14 June 2011

THE MIDDLE AGE IN BEVAGNA WITH THE GAITE MARKET UP TO THE 26TH OF JUNE






The market of the Gaite or Guaite is an evocation of the everyday life of the Middle Ages that takes its inspiration from the antique division of Bevagna in four districts.

Along the most suggestive streets and corners of the city, the population involves itself in the organization of handicraft shops, of typical markets of antique times and taverns, where one can taste dishes prepared according to the antique Umbrian recipes. The event is enriched of spectacles, concerts, exhibitions and conferences that, together with the competition of archery, are animating the already very busy evenings. Inspired by the habits described in antique medieval documents, Bevagna proposes the same intense atmosphere of the handicraft activities with noises and gestures forgotten by our times. In the small shops of "canapai", potters, dyers and strikers; capable handicraft maestro realize exclusive objects using the arts and the techniques of the Middle Ages.
The main square, in its splendid essentialness, is the most appropriate scenario for the Market of the "Gaite" and is the corner of the most representative moments like the opening and closing ceremony, as well as the competitions between districts; on this stage, the modern Bevagna unifies itself with the medieval Bevagna, and its inhabitants abandon their everyday clothes for materials and fabrics of noble and farmers, lawyers and handicraftsmen bringing back to life the traditional activity of their ancestors. The market of the "Gaite", although it is born recently, has already taken its countenance; the willing of the animators to focus on the evocation and entertaining, maintaining the highest loyalty to history, makes nowadays of this event one of the most significant offer among the similar existing expressions.


MORE INFO: http://www.ilmercatodellegaite.it/
http://www.tuttobevagna.it/eng/index.php

Il Mercato delle Gaite trae ispirazione dall'antica divisione di Bevagna (un comune di poco più di 5.000 abitanti della provincia di Perugia. È inserita tra i Borghi più belli d'Italia) in quattro quartieri denominati Gaite su cui si basava l'organizzazione amministrativa della città in epoca medievale Lo scopo della manifestazione è quello di ricostruire con la maggiore attinenza storica e dovizia di particolari la vita quotidiana degli abitanti di Bevagna nel periodo compreso tra il 1250 e 1350. A tal scopo, fin dal 1983 un gruppo di studiosi esamina accuratamente lo Statuto cinquecentesco del Comune di Bevagna da cui sono tratte le informazioni necessarie alla ricostruzione storica della vita politica, amministrativa, economica e sociale. Per dieci giorni, quindi, alla fine di giugno Bevagna fa un tuffo, in questo remoto passato: le antiche botteghe dei mestieri medievali riaprono i loro battenti e riprendono le attività e le strade si popolano di bevanati che in abiti d'epoca vivono la quotidianità dei loro avi mangiando, lavorando, giocando proprio come loro.

Wednesday, 4 May 2011

MUSICAL WALK - the delightful musical walk organised by the Trasimeno Music School



This Sunday (8 May) there will be the delightful musical walk organised by the Trasimeno Music School in and around Castel Rigone. You will stroll amongst churches, hamlets, olive groves and vineyards, whilst being serenaded by groups of students from the Music School.
The walk starts at 4 pm in the main piazza. Highly recommended!

Trasitrek
If you're more the sporting type, have a look at this: http://www.comune.castiglione-del-lago.pg.it/files/active/0/programma%20trasitrek.pdf.
TrasiTrek is centred round Castiglione del Lago airport, and is devoted to rambling/trotting/pedalling, etc. around Lake Trasimeno, on foot, on bikes, and on horseback and includes all sorts of events, such as displays of historical horse carriages, oxen and carts and cow herders from the Maremma (butteri).
Saturday and Sunday 7/8 May 8.45 am.
Very spectacular and VERY healthy!
Buon divertimento!


Sostieni la cultura - vai ai concerti ed al teatro!
Support culture - go to concerts and the theatre!

Tuesday, 3 May 2011

CALENDIMAGGIO in Assisi, from the 5th to the 7th of May


Calendimaggio

It is a spectacular evocation of medieval and Renaissance costumes and life. The two ancient medieval wards, the “Parte di Sopra” and the “Parte di Sotto”, engage in a spectacular challenge which takes the form of theatre shows, songs and choruses, dances, processions, archery, crossbow and flag-waving displays. The districts compete in a singing contest among the spectacular floral decorations, torches and candles.

When: May - Where: Assisi - Web: www.calendimaggiodiassisi.it

IN ITALIANO:
Storia
La festa di Calendimaggio è senza dubbio l’avvenimento più importante dell’anno per gli abitanti di Assisi. L'origine della festa, come si sa è assai antica, ma il modo in cui viene celebrata in Assisi è del tutto nuovo e originale. Per dare alcune stringatissime notizie diremo che la festa si tenne per la prima volta nel 1927: cantori delle diverse "cappelle" cittadine si riunivano sotto la direzione dei maestri della banda per cantare serenate ispirandosi a consuetudini dei tempi andati. Venne sospesa durante la seconda guerra mondiale e ripresa nel 1947. Nel 1954, iniziativa di alcuni intellettuali assisani assunse la struttura che, sostanzialmente, conserva tuttora. La città si divide in due parti "Parte de Sopra" e "Parte de Sotto" e tra le due si gareggia per la conquista del "Palio". La divisione riecheggia le lotte che videro le due fazioni contendersi il potere sulla città tra XIV e XVI secolo, fino a ridurla allo stremo. Ma la gara di oggi è divenuta disfida “cortese”, anche se assai vivace, basata sul confronto tra i cori polifonici delle parti, sulla riuscita dei cortei in costume e sulla perizia nel rappresentare scene d'ambientazione medievale nei siti più caratteristici della città. Un confronto, quello tra le parti “De Sopra” e “De Sotto”, in cui si cerca di sfruttare al meglio il patrimonio competenze acquisite in circa un cinquantennio di tradizione di Calendimaggio, dalla cui esperienza sono usciti formazioni o singoli professionisti dei vari settori della festa: musica, teatro, danza. Conta per l'esito della gara la bravura dei cori, la coerenza tra costumi, musica eseguita dal vivo con riproduzioni di strumenti d'epoca- e situazioni: inventate, scritte e rappresentate. Il lasso di tempo al quale le "parti" si riferiscono per organizzare la manifestazione, oscilla tra XIII ed XV secolo. La giuria che deve assegnare il palio è composta da storici, musicologi e musicisti, esperti di spettacolo (registi, attori). La formula della festa dei nostri tempi è totalmente inventata, ma l'ispirazione da cui è nata e lo spirito che la fa vivere, sicuramente non lo sono. In essa sono presenti tutte le componenti essenziali della festa, la componente ludica, quella agonistica che però non giunge mai all'esasperazione, il travestimento. L'atteggiamento di chi partecipa ai giochi di questo Calendimaggio non dovrebbe essere molto diverso da quello di coloro che, danzando e cantando, partecipavano all'innalzamento dell'"albero di maggio" sulla piazza di S. Rufino, nei secoli passati. Non è facile spiegare cosa sia il Calendimaggio. Evidentemente per noi di Assisi, è più facile viverlo che raccontarlo; tanta è la differenza fra quel che siamo durante tutto l'anno e ciò che diventiamo in questi tre giorni, anzi in tutto il periodo di preparazione della festa. Solitamente scanzonati, un po' apatici, retrivi al coinvolgimento, in questi tre giorni in cui tutto viene stravolto e tutto cambia, diamo fondo a energie individuali e di gruppo per ritrovarci insieme a costruire il nostro sogno di primavera al di là delle divisioni di censo, di cultura, di età. Così comincia la festa: ideare, ricercare e documentarsi in biblioteca o in archivio, per non incorrere, per quanto possibile, in anacronismi troppo sfacciati e, infine, costruire per mesi il nostro "favoloso Medioevo". Il Medioevo, contenitore temporale del nostro gioco, richiamo ancestrale che si impone ineluttabilmente per il fatto stesso di essere nati in questa città, è un Medioevo che non ha rigidi riferimenti cronologici, ma per tre giorni ci inghiotte nel gorgo del suo mistero affascinante, che è tale perché pur essendo un tempo tanto lontano da noi, ci attira dapprèsso, poiché ogni pietra di questa città ce ne parla. Finalmente arriva la sera delle "scene"; non è facile descrivere ciò che si prova; la finzione a lungo e meticolosamente preparata si perde nella realtà, il "jeans" lascia posto alla calzamaglia, il soprabito alla pazienza, il cappello al camauro. Illuminate solamente dalla tenue luce delle fiaccole, le vie non sono più quelle che percorriamo ogni giorno in macchina o a piedi, sono altre, differenti, vie di un paese che esiste una volta all'anno e, così ricreato, vive una volta e mai più. Il garage diventa una bottega di artigiano, il giardino un gineceo, una via si trasforma in mercato, i fondi e le piazzette divengono cucina, taverna, bordello… Quei vicoli sono il nostro vero abito, l'abito della festa, cucito ed ornato con tanta pazienza ed infine indossato con naturalezza come il più comodo e gradito dei nostri vestiti. Sensualità, dissacrazione, trasgressione sono il sale che condisce il Calendimaggio e non soltanto nella proposizione scenica, sono anche e soprattutto le componenti di quello strano stato di irrequietezza e di voglia di divertirsi che prova ogni “partaiolo” in questi giorni, in cui bere un bicchiere di vino in più, non è peccato nemmeno per il più morigerato degli “assisani” (si direbbe assisiati, ma non ci piace). La musica accompagna ogni atto del nostro gioco, d'altronde il Calendimaggio è nato come disfida canora e la sfida dei cori polifonici in Piazza del Comune è il momento culminante dell'inno che le Parti rivolgono alla primavera. La musica vocale e strumentale eseguita durante le scene e i cortei è attinta, dal repertorio musicale dell’ “Europa” Medioevale e Rinascimentale, ma cerchiamo anche di inserire, perché non se ne perda la memoria, quella musica che costituisce il patrimonio della tradizione orale delle nostre campagne, il cosidetto "canto a recchia", interessante reminiscenza di melodie antiche con testi affidati alla memoria e all'inventiva dei cantori. Tutto questo diviene tradizione della Parti, un altro elemento che serve ad aggregare a fare corpo. Nelle taverne che vengono approntate per il periodo della festa ormai si cantano, alla meglio, alcuni Carmina Burana o una Chanson a Boire del XIV secolo, ripetuta più volte dai cori, come pure "fioretti" inneggianti al vino e all'amore, ma anche "dispetti" rivolti contro "quelli" della parte avversa. Oppure si cantano le canzoni con cui è nato il Calendimaggio, come per esempio "Nella notte buia e nera" del maestro De Lucia, poco medievale, ma che ha fatto trepidare i cuori di partaioli e partaiole più anziani e quindi, attraverso loro, è entrata nel complesso delle emozioni e suggestioni comuni delle Parti. Ancora serve la musica per far partecipare alla festa quei partaioli che vi assistono dalle tribune, i quali per l'età o per gli impegni di lavoro non si sono messi in costume; ebbene la festa è anche loro e potranno cantare insieme a chi è in costume sulla Piazza del Comune, ma anche in taverna per i vicoli, una canzone che diverrà patrimonio comune tra tutti i partaioli; per noi la festa non è festa se non è "corale", questa è una delle differenze fondamentali tra il Calendimaggio e le varie “rievocazioni di medioevo” che sono nate un po’ ovunque. Ciò che avviene ad Assisi nei tre giorni di Calendimaggio non è solo finzione. Nei personaggi che si vedono interpretare la loro vicenda tra espedienti e peripezie, durante le scene o nei cortei, impersoniamo noi stessi. Così siamo proprio noi assisani quel popolo tripudiante, vestito in abiti medioevali, riunito nella Piazza del Comune: siamo veramente noi mentre viviamo il sogno che ogni anno ci libera dalle piccole noie della quotidianità. La festa di Calendimaggio, insomma, non è una festa rappresentata; essa è vissuta intensamente, totalmente, in una zona franca dalle categorie del tempo, dello spazio e delle convenzioni sociali di cui è costituita la realtà di tutti i giorni e di ogni luogo.

Svolgimento della festa

GIOVEDI’:
Pomeriggio
BENEDIZIONE DEI VESSILLI. CONSEGNA DELLE CHIAVI
Presso la Cattedrale di San Rufino (Parte de Sopra) e la basilica di San Francesco (Parte de Sotto), vengono benedetti i vessilli e le bandiere delle Parti.
Le due Parti sfilano per giungere nella Piazza del Comune. Il Maestro de Campo assume i poteri della città ricevendone le chiavi dal Sindaco. La Parte che ha vinto il Palio l’anno precedente, lo riconsegna nelle mani del Maestro de Campo.

Notte
SCENE DI PARTE
La Parte che l’anno precedente ha vinto le gare di Madonna Primavera (vedi venerdì), effettua le “Scene”. Si tratta di scene di vita medioevale ambientate nei quartieri della parte stessa, appositamente ricostruiti e rivissuti in modo dettagliato. Durante un percorso, la Giuria viene invitata ad assistere ad una molteplicità di eventi spettacolari che comprendono recitazione in dialetto/lingua d’epoca, spettacoli ricchi di fuochi, esibizione di musiche dell’epoca di riferimento. Il tutto supportato da una scenografia che si avvale dello stato di conservazione della città e di ricostruzioni di situazioni tipiche del medioevo (botteghe, ambienti, ecc.), illuminate dalla sola luce di torce e fiaccole.


VENERDI’:
Pomeriggio
MADONNA PRIMAVERA
I cortei delle due Parti giungono nella Piazza del Comune per eleggere la Madonna Primavera. L’elezione avviene tra 10 giovani, cinque per ogni Parte. La Parte che vince la sfida dei giochi medioevali, ha il diritto di eleggere la Madonna Primavera tra le sue cinque fanciulle. I giochi medioevali sono tre, pertanto non potrà mai esserci pareggio. Il tiro alla fune è il primo gioco, seguito dalla corsa delle tregge (una specie di slitta usata in tempi passati per trasportare il fieno). Ultimo dei giochi è il tiro alla Balestra antica. La Parte che vince i giochi fa gareggiare tra loro cinque arcieri ognuno dei quali ha abbinata una madonna. Il vincitore del tiro con l’arco abbina alla propria vittoria l’elezione della Madonna Primavera. La gara per l’elezione di Madonna Primavera non ha effetto sull’assegnazione del Palio, ma indica solamente la Parte che eseguirà le Scene per seconda l’anno seguente, cioè quella vincente, fatto ritenuto importante.

Notte
SCENE DI PARTE
La Parte che la sera precedente aveva riposato, esegue le Scene con le stesse modalità già descritte per il giovedì notte.


SABATO:
Pomeriggio
CORTEI DI PARTE. BANDI DI SFIDA
I cortei entrano nella Piazza del Comune. Entra per prima la Parte che aveva perso l’anno precedente. I cortei sono vere e proprie esibizioni di alto livello qualitativo. I colori dei costumi, (interamente realizzati nelle sartorie di Parte) e delle bandiere, i carri allegorici, i Tamburini (presenti in tutte le manifestazioni pomeridiane), tappeti di fiori e scenografie (realizzate nei laboratori delle Parti), ogni anno diverse, sono accompagnati dal suono dei musici in diretta. Invenzioni spettacolari e recitazione, la fanno da padroni. Al termine dei cortei, i Banditori interpretano il Bando Di Sfida, un vero e proprio spettacolo nello spettacolo. Non si risparmiano ironia, talvolta punte di cattiveria, nelle parole recitate, a livelli professionali, dai banditori delle due Parti. Al termine dei bandi di sfida, i cortei si snodano nelle vie della città ritornando ed esaurendosi nei quartieri di appartenenza.

Notte
CORTEI DELLA SERA. ESIBIZIONE DEI CORI. ASSEGNAZIONE DEL PALIO
Alla luce di fiaccole, torce e ogni sorta di fuoco, le Parti rientrano nella Piazza per il corteo della sera. L’atmosfera magica introduce alla esibizione dei due Cori che eseguono i tre brani di sfida. Due di questi brani sono obbligatori, uno è libero. I pezzi, scelti in un periodo storico non successivo alla seconda metà del quattrocento, sono giudicati a livello professionale dal giurato musicologo ed hanno importanza tale da incidere per un terzo all’assegnazione del Palio. Al termine dell’esibizione dei Cori, la Giuria si ritira in camera di consiglio ed elabora il Verdetto. Dopo un’attesa, talvolta di ore, il Maestro de Campo assegna e consegna il Palio alla Parte vincitrice che ne avrà cura sino all’anno successivo.

fonte: www.calendimaggio.it

Monday, 2 May 2011

7th EDITION OF VINI NEL MONDO, A WORLD WIDE WINE FESTIVAL IN UMBRIA



7th Edition of Vini nel Mondo, the world wide wine festival in Umbria.

The most important consumer-oriented Italian wine event extends a warm welcome to friends from all over the world at this, the 7th Vini nel Mondo.
We will have four days – from 2nd to 5th June – packed with information, tastings and festivity in the splendid setting of mediaeval Spoleto, which is opening up its streets, buildings and monuments to the culture of quality wine and to everyone who comes in search of it.

Hundreds of cellars are presenting their finest labels, dozens of guided tastings will help visitors enjoy the best wines and food matchings, and numerous public encounters will focus on the state of the industry. There will also be an auction of excellent bottles for charity and a scintillating White Night (Saturday), when the city will come alive with music and much else besides.

Another major focus will be on matching wines with top quality food products, a theme on which various leading organizations, companies and chefs will be intervening.

All of this is Vini nel Mondo, an increasingly successful formula – in terms of public, trade and media interest – under the twin banners of taste for good things and pleasures of life.

For further information: info@vininelmondo.org

VINI NEL MONDO A SPOLETO DAL 2 AL 5 GIUGNO

Quattro giorni di vini e una Notte bianca di musica e allegria.

Spoleto ospita, dal 2 al 5 giugno, la settima edizione della straordinaria rassegna enogastronomica che valorizza in maniera ottimale il rapporto tra produttori del vino e consumatori, rappresentando per le aziende un’opportunità strategica di comunicazione.

Per quattro giorni Spoleto si trasformerà nella Capitale del Vino, una magica enoteca a cielo aperto. I palazzi storici, la Rocca Albornoziana, i vicoli e le piazze medievali, il chiostro di San Nicolò, il Teatro Caio Melisso saranno il palcoscenico ideale per degustazioni guidate, presentazioni, dibattiti, un’asta di vini pregiati per una raccolta fondi umanitaria. La Piazza del Duomo sarà l’incomparabile palcoscenico per eventi musicali che culmineranno sabato 4 con la Notte Bianca che attira principalmente decine di migliaia di giovani da tutt’Italia. E per la prima volta Vini nel Mondo si sposerà con i più prestigiosi alimenti a Denominazione di origine protetta. Per invitare il pubblico a scegliere qual è il miglior vino da accompagnare ad ogni singola Dop. In collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier dell’Umbria si terranno corsi di avvicinamento al vino per operatori enogastronomici e per il pubblico.

Per ulteriori informazioni visitare il sito www.vininelmondo.org

Vini nel Mondo 2011 è promosso dall’Associazione Arte, Gusto e cultura,
presieduta da Giampaolo Emili, e organizzato da Meet Eventi. Vini nel Mondo
si svolge con il Patrocinio e il sostegno del Ministero delle Politiche Agricole
Alimentari e Forestali, del Ministero della Gioventù, della Regione Umbria,
della Provincia di Perugia, del Comune di Spoleto e della Camera di Commercio di Perugia.

Sunday, 1 May 2011

CERI FESTIVAL IN GUBBIO - 15TH OF MAY

CERI FESTIVAL IN GUBBIO


The Story. It is not easy to "tell the story" of the Festival of the Ceri. It is one of the oldest, if not the oldest Italian folklore display. The festival has always played a fundamental role in the heart of the Eugubina community. An in-depth study of the festival's origins and numerous meanings is something that we are happy to leave to scholars. Its origins are obscure, it is enough to know that there are two basic hypotheses: one religious and one pagan.

The first, which is well-documented and set, out sees the festival as a solemn act of devotion on the part of the Eugubini towards their Bishop Ubaldo Baldassini which started in 1160, the year of his death. Since then, every 15th May, the eve of the day of mourning, the devotional offering to the patron Saint is a fixed appointment for the people of Gubbio who are said to have taken part in a great mystical procession, carrying candles all around the town and up Mount Ingino (where since 11th September 1194 the body of Saint Ubaldo lies, in the church which bears his name). Certainly, the Eugubini dearly loved their important townsman, especially from 1154 onwards, when Gubbio conquered no less than 11 allied cities. The victory seemed miraculous, and was also thanks to the intervention of Bishop Baldassini.

The wax candles, offered by the Arts and Crafts corporations, probably became difficult to transport with the passing of time, and towards the end of the 16th century were substituted by three wooden structures, which were agile and modern. They have been replaced a number of times. They have kept their original form up until today and on the same date; they follow the same route to the same place.

The second theory, which is more suspect and hypothetical, sees the festival as being a continuation of a pagan festival in honour of Ceres, goddess of the harvest, reaching us after having come through the glory of communes, renaissance power, papal domination and the battles of the Risorgimento.

The Race.
18.00: After the bishop's blessing, the race starts. The ceraioli and the people are together in the excitement of those first moments when the Captains, the standard bearer and trumpeter on horseback precede the Ceri at a gallop. The Captains from the previous year give the go-ahead. The crowd cheers, explodes in dense choral cry of "Via ch'eccoli" (Here they are).

The colourful crowds separate as if by miracle to leave way for the Ceri to run through the narrow medieval streets, well placed on the robust shoulders of the ceraioli, swaying alarmingly, grazing and sometimes touching walls and windows.

With great ability and years of experience, the ceraioli manage to prevent dangerous accidents, even though they slip and often fall, especially when it is rainy. The test of great strength and ability is to make the Cero run as far as possible keeping it upright, without letting it fall or swing over.

This is the victory, bearing in mind that there is no such thing as over-taking in this race: the Ceri arrive at the top of the mountain in the same order that they left in: St Ubaldo, St George and St Anthony.

The route taken by the running Ceri is about 4.3 km long, starting from the "alzatella" up to the basilica at the top of the mountain.

1st Stretch. This stretch is difficult and dangerous; almost all downhill and is carried out by the most expert ceraioli. The Ceri hurtle down Via Dante (or the "calata dei Neri"), Corso Garibaldi, and Via Cairoli, where they then rest for 15 minutes.

2nd Stretch. The Ceri start again dawn Via Mazzatinti (or the "calata dei Ferranti") and then go along the flat road to Piazza 40 Martiri, on to the quarter of St Martin, where they go up-hill along Via dei Consoli until the opening into Piazza Grande where they stop for 15 minutes.

3rd Stretch. The mayor, standing at the window of the Council Hall, waves a white handkerchief and thus gives the order to the bell-ringers to start ringing, and the Second Captain to start up the race again, which starts with the whirling of the three "birate", or rather three turns around the flagpole, similar to those done in the morning.

The race continues along Via XX Settembre before coming to the incredibly steep slopes of the First and Second "Buchetto" (little hole), streets with walls on either side and that are so narrow that there is no room even for the "bracceri".

Having got close to the Gate of St Ubaldo, the Ceri are put on the ground for about half an hour, and after that they are carried horizontally through the gate, it being so small.

4th Stretch. The last stretch of the race winds all the way up the stony mountain road in a mere 10 minutes the stretch is run, still with the Ceri being carried on the shoulders.

It is about 1 and a half kilometres long, up-hill, with nine main roads and eight corners.

The race reaches its peak, and there is high concentration on the time it has taken, the distance between one Cero and another, all the time trying to avoid losing balance or even worse, ruinous falls.

The effort of the ceraioli, panting and tired, has almost worn them out, but the exaltation of the festival seems to give them incredible strength, and they are encouraged by the shouts of the crowd along the sides of the roads up the mountain.

The Finish. With a final effort, the Ceri arrive at the steps of the Basilica of St Ubaldo, and here the race ends with the "abbassata", the lowering of the Ceri so that they can go through the main door, the climbing of the steps and the closing of the door at the top of them.

The final lowering of the Ceri is spectacular because it happens while the Ceri are still running, and it also involves a contest between St Ubaldo and St George over the closing of the door.

The Rules. There are some unwritten rules, which are unchangeable and rigid. The race is run in the following order: St Ubaldo, St George, St Anthony.

The Ceri are not allowed to over-take each other; if a Cero falls over, the Ceri that follow it have to wait. The Ceri only stop at the official stopping places. The Ceri have to run as fast as possible.

The objectives of the festival are strictly tied to the celebration of the patron saint, St Ubaldo.

This tribute is also recognised by the other two Ceri.

Each ceraiolo does his utmost to contribute to the success of the race and to respect the rules. Fixed point in the "philosophy of the ceraiolo" are to make a good impression, to make sure the Cero doesn't sway, fall or get left far behind the others, to have a swift race and get over any difficulties that may present themselves.

In Italiano

La storia.
Parlare della storia della Festa dei Ceri non è facile. È tra le più antiche, se non in assoluto la più remota, manifestazione folcloristica italiana.

La Festa ebbe ed ha tuttora un ruolo fondamentale per la comunità eugubina. Lasciamo il compito agli studiosi di approfondire la ricerca sulle origini e sui significati della festa.

Sono due le ipotesi essenziali sulla sua nascita: una religiosa e l'altra pagana.

La prima ipotesi, largamente documentata, presenta la Festa come solenne atto ispirato a devozione degli eugubini al loro Vescovo Ubaldo Baldassini, dal maggio 1160, anno della sua morte.

Da allora, ogni 15 maggio, giorno della vigilia del lutto, l'offerta devozionale al Santo Patrono divenne un appuntamento fisso per il popolo eugubino, che avrebbe partecipato, in mistica processione, ad una grande "Luminaria" di candelotti di cera, percorrendo le vie della città fino al Monte Ingino (dove dall'11 settembre 1194 riposa il corpo di S. Ubaldo nell'omonima Basilica).

I candelotti di cera, offerti dalle corporazioni di Arti e Mestieri, probabilmente divennero nel tempo tanto consistenti da renderne difficoltoso il trasporto e furono sostituiti verso la fine del '500 con tre strutture di legno, agili e moderne, che - più volte ricostruite - sono, nella loro forma originaria, arrivate fino ai nostri giorni. Sono rimasti invariati nel tempo anche la data e quasi la totalità del percorso della festa.

La seconda ipotesi, poco documentata, propende per la rievocazione antichissima della festa pagana in onore di Cerere, dea delle messi, arrivando a noi attraverso le glorie comunali e le signorie rinascimentali, il dominio pontificio e le lotte risorgimentali.

La Corsa.
18.00: Dopo la benedizione del Vescovo inizia la tanto attesa corsa, fremente, impetuosa, drammatica come poche al mondo.

Ceraioli e popolo sono tutt'uno nell'esaltazione di quei primi momenti in cui Capitani, Alfiere e Trombettiere a cavallo precedono al galoppo i Ceri.

I Capitani dell'anno precedente danno il "via". La folla esulta, irrompe in un grido corale, compatto, "Via ch'eccoli".

Si apre la marea colorata come per incanto per consentire il passaggio dei Ceri in corsa, ben piantati sulle robuste spalle dei ceraioli.

La corsa si snoda per le strette vie medievali, i Ceri oscillano paurosamente, sfiorando e spesso toccando mura e finestre. Con grande abilità e anni di esperienza i ceraioli si danno il cambio in corsa; riescono a prevenire incidenti gravi, pur scivolando e spesso cadendo soprattutto in caso di pioggia.

È una prova di grande forza e abilità quella di far correre il Cero il più possibile in verticale evitando "cadute" e "pendute".

Questa è la vittoria, tenendo conto che non esiste il sorpasso e che i Ceri arrivano in cima al monte nello stesso ordine con cui sono partiti: Sant'Ubaldo, San Giorgio e Sant'Antonio.

Il percorso che coprono i Ceri in corsa è di circa 4 chilometri e 300 metri, partendo dall'Alzatella fino alla Basilica in cima al Monte.

I° TRATTO: è un tratto difficile e pericoloso, quasi tutto in discesa, affidato ai ceraioli più esperti. I Ceri scendono impetuosamente per Via Via Dante (o Calata dei Neri), Corso Garibaldi, Via Cairoli in fondo alla quale sostano per 15 minuti.

II° TRATTO: i Ceri ripartono lungo la discesa di Via Mazzatinti (o Calata dei Ferranti), poi proseguono in pianura per Piazza 40 Martiri, da lì verso il quartiere di San Martino, da cui risalgono per Via dei Consoli fino all'imbocco di Piazza Grande dove si fermano per circa 15 minuti.

III° TRATTO: dopo che il Primo Capitano ha riconsegnato le chiavi della città al Sindaco, questi affacciato alla finestra della Sala Consiliare, sventolando un fazzoletto bianco, dà ordine ai Campanari di cominciare a suonare e al Secondo Capitano di riprendere la corsa.

Inizia vorticosamente tra urla di incitamento e di gioia in mezzo ad una folla assiepata all'inverosimile, con le "tre birate" o "girate", ossia con tre giri simili a quelli della mattina, intorno al pennone.

La corsa prosegue poi per Via XX Settembre, prima di affrontare la durissima salita del Primo e Secondo Buchetto, strade incassate tra mura e tanto strette da non consentire nemmeno l'utilizzo dei braccieri.

Giunti in prossimità della Porta di Sant'Ubaldo i Ceri vengono appoggiati a terra per circa mezz'ora prima di attraversare la Porta stessa in posizione orizzontale dato l'angusto passaggio.

IV° TRATTO: l'ultimo tratto della corsa si snoda interamente sulle strade sterrate del Monte. In una manciata di dieci minuti viene coperto di corsa, anche qui Ceri in spalla, un chilometro e mezzo circa di salita, formata da nove stradoni e otto tornanti, con una pendenza media del 20% circa.

Qui la corsa raggiunge il culmine, incentrata sui tempi di percorrenza e sul distacco che un Cero riesce a dare all'altro, cercando di evitare nel contempo sbilanciamenti o, peggio, cadute rovinose.

Lo sforzo dei ceraioli, ansanti e affannati, è al limite delle possibilità fisiche, ma l'esaltazione della festa sembra dar loro un vigore incredibile, sostenuti anche dalle grida di incitamento della folla lungo tutti i stradoni.

ARRIVO: con un'ultima impennata i Ceri arrivano ai piedi della gradinata della Basilica di Sant'Ubaldo e qui la corsa si conclude con l'"abbassata" per entrare nel portale, la salita della scalea e la chiusura del portone in cima. L'Abbassata finale è di grande spettacolarità, perché avviene in piena corsa e ad essa è legata la competizione tra Sant'Ubaldo e San Giorgio per la chiusura della porta.

REGOLE: esistono alcune regole non scritte, ma irremovibili e severe: l'ordine della corsa è S. Ubaldo, S. Giorgio, S. Antonio.

I Ceri non possono superarsi, se un Cero cade, il Cero o i Ceri che seguono devono aspettare. Il Cero si ferma solo alle soste stabilite. I Ceri devono correre alla massima velocità possibile. L'obiettivo della festa è strettamente legato alla celebrazione del Patrono S. Ubaldo.

Questo è un tributo che anche gli altri due Ceri riconoscono. L'imperativo di ogni ceraiolo è quello di contribuire al successo della corsa e al rispetto delle regole.

Fare una bella figura, evitare pendute, cadute e distacchi, avere una corsa spedita, superare le possibili difficoltà, sono i punti fermi della "filosofia del ceraiolo".

Monday, 18 April 2011

The wild asparagus Festival - La sagra dell'asparago di bosco

Wild Asparagus Festival in Pietrafitta, closed to Perugia.

From 22nd of April to the 1st of May 2011

This year's edition of the Pietrafitta wild asparagus festival will run from April 22nd to May 1st, offering visitors a broad assortment of mouthwatering local specialities using asparagus.

In Italiano.

La Sagra dell'asparago di bosco a Pietrafitta


Il menù è vario e completamente a base di asparagi: crostini e bruschette preparano l'appetito del turista e viaggiatore che poi può deliziarsi con pasta di vario tipo (tagliatelle, vermicelli, casarecce,...) e con secondi prelibati al profumo di bosco come il roastbeef e l'agnello.

Fra i dolci si preparano con grande maestria le frittelle e la Torta al testo (una specie di piastra incandescente di ferro su cui viene verso un impasto di farina, acqua e lievito).

Questa tipica torta che somiglia alla piadina di emiliana memoria, è farcita per tradizione con prosciutto o salsicce, ma anche con rape ed erbe cotte.

I giovani hanno preso l'abitudine di farcirla con la Nutella®.

Musica dal vivo intrattiene e rallegra gli stand che sono tutti al coperto per evitare brutte sorprese meteo in queste prime serate di primavera.

Durante il pomeriggio sono in mostra i prodotti tipici dell'artigianato del luogo fra cui modelli e arnesi in ferro battuto e sculture in legno d'olivo.

Pietrafitta è un piccolo borgo situato a metà strada tra Chiusi e Perugia, presso Piegaro.

Sorge su una collina che domina la valle del fiume Nestore e conserva testimonianze di interesse storico e artistico.

Nato come centro rurale, è noto oggi soprattutto per i reperti fossili degli antichi giacimenti di lignite che costituiscono un patrimonio paleontologico e sono gratuitamente visitabili anche nei giorni di questa sagra dell'asparago di bosco.

MENÙ

Antipasti:

Bruschette miste - Tris bruschette agli asparagi - Antipastone

Primi:

Tagliolini persico asparagi e pachini - Risotto e Gnocchi al profumo di bosco - Penne al arrabbiata

Secondi:

Filetto asparagi e noci - Arista porcini ed asparagi - Torte con prosciutto e salsicce

Contorni:

Insalata mista - Erba cotta - Patatine fritte

Dolci:

Panna cotta con cioccolato e frutti di bosco - Ciaramicola

Per Info:

www.prolocopietrafitta.it

Thursday, 14 April 2011

A funny Easter day with la Tocciata in Pietralunga




La Tocciata di Pietralunga

A Pietralunga il giorno della risurrezione si festeggia con le uova sode.
Nella piazza del paese , torna nel giorno di Pasqua, il gioco della "tocciata". Tradizione e divertimento a base di uova sode, un antico gioco oggi riproposto dalla Ass. volontari della croce rossa di Pietralunga..

Queste sono le regole del gioco:

Per ogni tornata (batteria) si dispongono in cerchio 10 giocatori e 20 uova sode; si fa la conta per chi dovrà scegliere il primo uovo, poi con in mano un uovo sodo a turno si picchia sull'uovo dell'avversario; il giocatore che rimane con l'uovo intatto continua il giro, l'altro viene eliminato. In passato il gioco consisteva nel portare a casa il maggior numero di uova , che tutt'ora riempono le tasche dei partecipanti, mentre ora viene assegnato un premio simbolico.

In numeri: vengono bollite 1300 uova di cui ne rimangono integre per il gioco circa
1300, si fanno una cinquantina di tornate dalle 10:00 mattina fino a mezzogiorno per arrivare alla finale.
Il grande cerchio della finale comprende tutti i vincitori delle singole tornate effettuate, quindi una cinquantina di persone chi vince questo ultimo giro ha in premio, a parte un bel numero di uova anche un bel cesto con prodotti tipici del nostro territorio.

Questo è un gioco per grandi e piccini, ma in più quest'anno si è pensato di creare un piccolo angolo per i bambini creativi, che vorranno imparare a dipingere le uova come si faceva un tempo. Una volta era l'occasione per far divertire i bambini e coinvolgerli nei preparativi della festa oggi la riproponiamo per non dimenticare le nostre tradizioni.

Se rimanete anche il lunedì di pasquetta sarà possibile riscoprire un'altra tradizione del nostro territorio,"Gimo a fa' la CHIOCCIA", passeggiata guidata nella Foresta di Pietralunga, con merenda tradizionale sulla'aia a base di uova, tanto per rimanere in tema, torta pasquale e vino e ... cioccolata calda (a carico dell'organizzazione), dolci, biscotti e...tutto quello che vorrete portare, a carico dei partecipanti - ogni partecipante è invitato a portare qualcosa da condividere convivialmente.
Quest'anno si passeggerà percorrendo parte dell'antica strada romana, arrivando in un caratteristico e accogliente cortile di un agriturismo locale e degusteremo insieme i piatti tipici pietralunghesi.

http://www.pietralunga.it


Tocciata in Pietralunga, the 24th of April

On April 24th in Piazza Fiorucci at Pietralunga (PG) there will be the traditional Easter hard boiled egg knocking competition of Pietralunga, known as the Tocciata. Really funny!!!